Proof-of-Work e Proof-of-Stake a confronto
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3 Aprile
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Le criptovalute possono essere divise in due tipi: quelle che si possono e si devono estrarre (Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Monero), e quelle pre-minate (Ripple, Stellar, Cardano, EOS, NEO). In questa guida spiegheremo differenze, vantaggi e svantaggi di questi due metodi.

Sebbene abbiano nomi opposti, lo scopo delle criptovalute minate e di quelle non minate è lo stesso: la validazione. In definitiva, ogni transazione elaborata su una rete della blockchain deve essere verificata da qualcuno per assicurarsi che lo stesso token virtuale non sia stato speso due volte. In effetti, si tratta di un procedimento di controllo della transazione per accertarsi che sia autentica. Un gruppo di transazioni viene considerato fare parte di un “blocco” e, quando un blocco di transazioni viene convalidato, si aggiunge ai blocchi verificati in precedenza per creare una catena di transazioni reali, ovvero una “blockchain”.

Il modello Proof-of-Work

Il mining di criptovalute descrive un procedimento in cui un individuo, un gruppo di individui o un’impresa utilizzerà potenti computer per risolvere equazioni matematiche complesse nel tentativo di convalidare un blocco di transazioni. Queste equazioni matematiche sono parte della cifratura che protegge le transazioni dai cybercriminali e da altre persone che non dovrebbero avere accesso ai dati del mittente e del ricevente.

Soltanto il primo individuo, gruppo o impresa che risolve queste equazioni e verifica un blocco di transazioni riceve quella che viene chiamata una “ricompensa del blocco”.

Nel modello Proof-of-Work, com’è risaputo, le ricompense del blocco vengono corrisposte nella criptovaluta che è stata convalidata. Ad esempio, se verificate un blocco di transazioni sulla rete di Ethereum, dimostrando in questo modo che la transazione è autentica, sarete ripagati in token Ether. I miner fanno soldi sia tenendosi queste ricompense come investimento e spendendole in seguito, sia convertendo subito i loro token in valuta fiat.

Gli svantaggi delle criptovalute minate

Ovviamente, ci sono degli svantaggi con il mining. In particolare, il mining può essere molto costoso perché richiede molta elettricità. Le criptovalute con capitalizzazioni di mercato inferiori hanno solitamente meno concorrenza rispetto, ad esempio, al bitcoin (Bitcoin) o Ethereum (ETH/USD).

Il mining di bitcoin richiede grossi server e chip ASIC specifici, che possono portare a costose bollette elettriche. Ciò significa che entrano in gioco i costi dell’elettricità ed è uno dei motivi principali per cui la Cina, un paese che presenta costi di elettricità relativamente bassi su base di kilowatt all’ora, ospita quattro di cinque delle più grandi mining farm di bitcoin del mondo.

Oltre ai costi dell’elettricità, le grosse mining farm potrebbero aver necessità di spendere parecchio denaro in nuove attrezzature, che possono diventare obsolete nel giro di pochi mesi. Inoltre, potrebbero richiedere dei sistemi di raffreddamento, dato che i server e le unità di elaborazione grafica possono generare parecchio calore.

Il modello proof-of-work è inoltre potenzialmente vulnerabile al 51% Attack della potenza di calcolo della sua rete da parte di un individuo o di un gruppo. Se un hacker o un’entità ottenesse così tanto controllo, sarebbe essenzialmente possibile tenere in ostaggio la rete e i suoi investitori. Per criptovalute minate come il bitcoin, Ethereum, Litecoin (LTC/USD) e Monero (XMR/USD) questa non è una grossa preoccupazione. Tuttavia, criptovalute minori con lunghi tempi di elaborazione dei blocchi e deboli volumi giornalieri potrebbero essere vulnerabili.

Come funziona la verifica delle transazioni per le criptovalute non minate?

All’estremo opposto, vi sono le criptovalute non minate, come Ripple (XRP/USD), Stellar, Cardano, EOS (EOS/USD) e NEO (NEO/USD), per citarne alcune.

Le valute virtuali non minate operano su un modello noto come “proof-of-stake”. Non ci sono potenti computer e competizioni nel senso tradizionale del vedere chi riesce ad essere il primo a convalidare un blocco di transazioni, il che significa che i costi per questo metodo sono sostanzialmente minori. Al contrario, la partecipazione in una criptovaluta (vale a dire la vostra quota) è il vostro biglietto per essere in grado di convalidare le transazioni. Pensatela in questo modo: più possedete di una criptovaluta, e da più tempo, più avrete possibilità di venire scelti per convalidare un blocco di transazioni. Più volte il vostro nome compare nel proverbiale cappello, più chance avrà di venire pescato.

Ovviamente, ci sono misure di sicurezza integrate che evitano che stakeholder maggiori dominino il processo della convalida. Ci sono diversi modi casuali per cui gli stakeholder possono venire scelti per convalidare le transazioni, il che assicura anche ai piccoli stakeholder di avere sempre una possibilità.

Inoltre, la proof-of-stake premia coloro che verificano le transazioni in maniera differente. Invece di venire pagati in token appena minati o frazioni di un token, gli stakeholder ricevono le commissioni complessive da un blocco di transazioni. Queste commissioni potrebbero non eguagliare una ricompensa del blocco, ma capirete che i costi di questo metodo di convalida sono molto, molto inferiori.

Gli svantaggi delle criptovalute non minate

Dati i costi notevolmente più bassi associati alla proof-of-stake, potreste pensare che questo sia un modo migliore per convalidare le transazioni. Tuttavia, presenta comunque degli svantaggi. Ad esempio, anche se con la proof-of-stake un’entità non può ottenere il controllo di più del 51% della potenza di calcolo di una rete, se riuscisse ad ottenere il controllo del 51% di tutti i token in sospeso, potrebbe tenere in ostaggio la rete e i suoi stakeholder.

Ovviamente, ci sono poche probabilità che questo accada con le valute digitali ad alta capitalizzazione di mercato. Tuttavia, quelle a bassa capitalizzazione potrebbero essere oggetto di questa vulnerabilità.

Vale inoltre la pena notare che il modello proof-of-stake potrebbe consentire ai grossi stakeholder di avere una maggiore influenza nella direzione futura di una rete e di un token. Ad esempio, la maggior parte dei token NEO sono in possesso di alcuni dei membri del team dei fondatori. Sebbene questo agevoli i tempi di elaborazione delle transazioni e il consenso della rete, dato che ci sono pochi stakeholder, rende inoltre NEO una criptovaluta centralizzata, anziché decentralizzata. In altre parole, pochi operatori di rilievo potrebbero esercitare un grande potere all’interno del modello proof-of-stake, cosa che non sarebbe possibile con la proof-of-work.

Quale metodo è il migliore?

Come si è potuto notare, entrambi i metodi hanno i loro vantaggi e svantaggi. Ma se c’è un fattore X di cui non si è parlato, è che alla fine alcune delle criptovalute minate più importanti, come il bitcoin, raggiungeranno il loro limite di fornitura dei token. A tal punto, sarebbe logico che le criptovalute minate passassero al metodo proof-of-stake. Dato che quest’ultimo riduce notevolmente i costi e il consumo di elettricità, oltre ad allontanare la minaccia della rete di calcolo associata alla proof-of-work, ritengo che in futuro osserveremo un passaggio lento ma costante verso le criptovalute non minate.

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