In cosa consiste esattamente la rivoluzione Blockchain?
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20 Febbraio
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Il giornalista russo Ilya Klishin illustra le implicazioni sociali, politiche e filosofiche dietro l’adozione della tecnologia blockchain.

La rivoluzione è qui!

Come potrà dirvi chiunque segua le notizie, la blockchain sta occupando ogni giorno di più un ruolo da protagonista. Forse avrete sentito parlare di queste società che aggiungono “blockchain” al loro nome, col risultato di far schizzare in alto il prezzo delle loro azioni in appena 24 ore.

Ma lasciatemi sottolineare l’ovvio: per la stragrande maggioranza delle persone la blockchain è solo una sorta di una parola strana che ultimamente va di moda, chiacchericcio senza senso dal retrogusto tecnologico. E anche qualora la tecnologica si riveli all’altezza delle aspettative, probabilmente saranno in molti, tranne smanettoni e geek vari, a trovarla troppo difficile da comprendere fino in fondo.

Ma che cosa è esattamente la blockchain?

Blockchain è prima di tutto una filosofia, un modo per guardare al mondo. Per concludere, l’essenza è questa: tutte le informazioni devono essere sicure e, allo stesso tempo, appartenere a tutti. Nessuno dovrebbe essere in grado di modificarle e nessuna informazione dovrebbe mai essere fabbricata, nascosta o cancellata senza che tutti lo sappiano.

Molti di noi pensano ancora che la blockchain sia sinonimo di cifratura, come Bitcoin (Bitcoin), Ether (ETH/USD), o Ripple, ma le applicazioni potenziali della blockchain vanno ben al di là delle transazioni finanziarie.

Basti pensare di utilizzarla per rendere le elezioni politiche invulnerabili alle manipolazioni, o nei tribunali o nei registri statali, o nella contabilità fiscale, per ridurre i costi; per farla breve, in qualsiasi settore in cui i dati devono essere protetti.

Quello che dobbiamo capire è che la blockchain non è un modo per fare soldi facili. È una rivoluzione imminente che cambierà tanto il capitalismo quanto la democrazia occidentali così come li conosciamo.

5 settori in cui la tecnologia Blockchain cambierà la nostra vita

A metà del ventesimo secolo, l’umanità si trovava inconsapevolmente a un bivio, dovendo scegliere tra informazione e spazio. Gli scrittori di fantascienza di allora sognavano città su Marte o addirittura di conquistare tutta la Galassia. Ma chi di loro invece aveva previsto Internet?

Beh, ovviamente questi scrittori si sono sbagliati. Forse un giorno l’umanità esplorerà lo spazio, Elon Musk mi è testimone, ma per il momento, siamo come un Colombo che ha scelto non di navigare in America, ma di circumnavigare l’isolotto vicino e poi tornare a casa con una divertente app per iPhone.

Sia i sovietici che mandarono il primo uomo nello spazio sia gli Stati Uniti che sbarcarono sulla luna erano società industriali. È tutto finito ora. La società post-industriale ha mezzi di produzione ancora migliori, ma adesso è l’informazione, non i beni fisici, la risorsa più preziosa. E abbiamo bisogno di nuovi modi per gestirla.

Mi chiedo quante persone notino come le istituzioni politiche classiche dell’Occidente si stanno lacerando. Negli ultimi anni i sintomi sono diventati evidenti, dalla Brexit al referendum catalano, da Trump a Berlusconi e così via. Come se improvvisamente qualcuno avesse rilasciato all’improvviso un virus che altera la mente, facendo andare fuori di testa elettori una volta considerati rispettabili, cui non resta che cadere preda di populisti ed estremisti.

Forse tutto questo è dovuto al fatto che le costituzioni degli Stati Uniti e della Francia, la base delle moderne democrazie occidentali, sono state scritte quasi un secolo prima dell’invenzione del telefono.

I filosofi dell’Illuminismo, così come i padri fondatori degli Stati nordamericani, erano senza ombra di dubbio dei grandi uomini. Hanno prodotto un sistema che è rimasto funzionale per più di duecento anni. Ma i tempi sono cambiati. All’epoca, ci vollero diversi giorni a cavallo per consegnare il testo della nuova Costituzione statunitense alle frontiere più remote. Ora basterebbe una frazione di secondo.

Non sono solo i trasporti e le comunicazioni a essere diventati più efficienti. Un ritmo di vita più rapido ci permette di guardare le fondamenta stesse dell’organizzazione sociale sotto una nuova prospettiva. Vi siete mai chiesti perché le prime democrazie hanno avuto bisogno dei parlamenti? Immaginate un territorio in cui vivono milioni di persone, e l’unico modo per ciascuno di loro di votare a favore e contro una nuova legge è venire in Campidoglio di persona. Ovviamente questo non è possibile, quindi scelgono invece alcuni rappresentanti per promuovere i loro interessi.

Le moderne tecnologie ci permettono di tornare alla democrazia diretta, come ad Atene, solo che ora non saremo più costretti a incontrarci nell’agorà e metterci a urlare. Naturalmente ciò funzionerà solo se tutti avranno accesso a Internet e a tutte le informazioni necessarie per una decisione fondata. L’essenza della rivoluzione blockchain è che porta la democrazia alla sua conclusione logica. Tutti dovrebbero sapere tutto. O almeno godere di questo diritto.

Ma se avremo ancora un bisogno anacronistico di cose come le elezioni presidenziali negli Stati Uniti o anche dello stesso ufficio presidenziale, è una domanda che non ha ancora trovato risposta.

In generale, non è chiaro se lo Stato stesso, come lo conosciamo, sarà più necessario. Che tipo di tribunali dovrebbe avere la nuova società? Che tipo di polizia? Che tipo di imposte?

Siamo sull’orlo di un grande cambiamento nella società, altrettanto sconvolgente almeno quanto il passaggio dall’antichità al Medioevo o dal feudalesimo al capitalismo. Forse abbiamo già superato questa soglia.

La rivoluzione è in pieno svolgimento, solo che non ce ne siamo ancora accorti.

Ilya Klishin

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