E se il ban delle ICO in Cina fosse solo temporaneo?
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26 Settembre
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L’inasprimento della Cina in materia di criptovalute potrebbe dipendere da motivazione interne: il 18 ottobre si terrà il 19° Congresso del PCC.

Il divieto delle ICO in Cina potrebbe essere temporaneo, poiché il suo obiettivo è quello di rassicurare le agenzie internazionali e i membri più radicali del partito comunista prima delle elezioni, scrive Forbes.

All’inizio di settembre la Cina ha vietato del tutto le initial coin offering e nelle settimane successiva è si è diffusa la notizia che a partire dal 30 settembre diversi exchange locali avrebbero cessato di operare.

Ma secondo Panos Mourdoukoutas, editorialista di Forbes e professore di Economia presso l'Università LIU Post di New York, potrebbe rivelarsi tutta una strategia per dimostrare alle agenzie di rating internazionali che Pechino è in grado di controllare il sistema finanziario del paese.

Infatti la stretta su ICO ed exchange potrebbe terminare dopo il diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, atteso per il 18 ottobre, nel quale cinque membri su otto del Politburo verranno rimpiazzati.

Questi avvicendamenti, che non riguardano la leadership del presidente e segretario generale Xi Jinping, influenzeranno sicuramente la politica monetaria. Mourdoukoutas suggerisce che la composizione dei ranghi più alti determinerà se a prevalere sarà ancora la linea dura del partito, che vede con sospetto qualsiasi tecnologia capace di minacciare il controllo sull’economia.

Tuttavia, prendendo per buona questa interpretazione, sicuramente bannare le ICO non ha dato gli esiti sperati da Pechino, dato la scorsa settimana S&P ha declassato il rating della Cina.

Ma ci sono dei precedenti di cui bisogna tenere conto. Prima del congresso del 2011, il governo aveva introdotto delle limitazioni alle VIE (Variable Interest Entity), ovvero le entità a interesse variabile che permettevano alle società cinesi lquotarsi sul mercato Usa tramite una holding, come nel caso di Baidu.

Dopo il blocco delle VIE, l’azionario cinese crollò, ma quelle misure furono poi sostituite (o aggirate) e oggi società come la stessa Baidu o Alibaba prosperano.

Questa volta la storia potrebbe ripetersi col bitcoin (Bitcoin).

Corrado Nizza

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