L’Italia e la scienza delle rapine in banca
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5 Giugno
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Due ricercatori hanno analizzato migliaia di rapine in banca nel miglior laboratorio possibile: l’Italia.

La rapine in banca sono un caso di studio interessante. Sono operazioni premeditate nelle quali il responsabile ha valutato (consapevolmente o meno) la razionalità della procedura in questione. I guadagni sono quantificabili. Ma c’è anche un dilemma: per ogni minuto in cui in rapinatore resta dentro la banca, aumenta tanto il bottino quanto la probabilità di essere catturato.

Per gli economisti appassionati di rapine in banca non c’è laboratorio migliore dell’Italia. Tra il 2000 e il 2006, ovvero il periodo più recente per cui sono disponibili dati pubblici completi, l’Italia ha registrato ogni anno in media quasi la stessa quantità di rapine in banca del resto dei paesi europei messi assieme. L’Associazione Bancaria Italiana dispone di dati dettagliati circa ogni rapina, compresa la durata, la quantità di denaro rubato e se e quando ci sono stati degli arresti.

Gli economisti Giovanni Mastrobuoni e David A. Rivers hanno studiato quasi 5.000 rapine in banca in Italia tra il 2005 e il 2007. Un colpo dura in media 4 minuti e 16 secondi e frutta 16.000 €. Anche se ogni minuto ulteriore passato in banca, in media, produce un guadagno di circa 1.400 €, la maggior parte dei rapinatori rimane tre minuti o meno perché il rischio di venire arrestati aumenta col passare del tempo.

I ricercatori hanno esaminato anche i fattori economici che convincono le persone a prendere la decisione di compiere una rapina e come questa informazione potrebbe essere utilizzata come deterrente nei confronti di crimini futuri.

Tutti i rapinatori di banca iniziano chiedendosi implicitamente: mi conviene rapinare questa banca in particolare, a quest’ora in particolare? È un’equazione complicata che tiene conto di diversi fattori, tra cui la refurtiva prevista, dell’avversione al rischio da parte del rapinatore stesso, il costo opportunità della prigione.

Prevenire le rapine in banca allora dipende solo dal calibrare i valori di queste variabili, in modo tale che l’atto diventi molto meno razionale.

Comunque Mastrobuoni e Rivers hanno avuto accesso solo ai dati riguardanti i crimini, non a quelli dei singoli individui che li hanno commessi. Ma guardando alle quantità rubate, la durata delle rapine e la frequenza degli arresti, sono stati capaci di discernere due fenotipi di ladri: quelli che sono bravi a rubare e quelli che non lo sono.

I ladri molto abili (quelli che rubano molto, velocemente e con meno arresti a loro carico) hanno fondamentalmente trovato un lavoro redditizio. Per questo gruppo di persone potrebbe essere dura trovare una carriera alternativa che sia profittevole quanto il crimine. Quindi i ricercatori suggeriscono che il miglior deterrente per i ladri più bravi potrebbe essere una condanna in prigione più lunga, durante la quale non potrebbero essere in grado di sfruttare il loro talento.

Invece i rapinatori poco abili hanno poco da guadagnare da una vita da criminali. Secondo gli autori dello studio, il modo migliore di sanzionare questo gruppo di persone è servirsi di programmi di formazione che siano capaci di offrire delle alternative allettanti alle rapine e che incrementino il costo opportunità dell’incarcerazione.

Compiere una rapina può essere frutto di una decisione sorprendentemente razionale. Lo stesso vale per il modo in cui scegliamo di scoraggiare i rapinatori.

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