5 problemi che possono far scoppiare la prossima crisi finanziaria
AP Photo/Jacquelyn Martin
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22 Marzo
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Le promesse di Donald Trump sulla sostituzione dell’Obamacare, i tagli alle tasse e alla regulation hanno diffuso ottimismo nel mercato. Ma la storia ci insegna che, quando le previsioni sono troppo ottimistiche, gli investitori e i legislatori tendono a ignorare i pericoli presenti in alcuni mercati che potrebbero mandare al collasso l’intero sistema. Ecco cinque problemi che potrebbero far scoppiare la prossima crisi finanziaria.

1. La bolla immobiliare

I prezzi delle case e il valore delle proprietà sono saliti molto nelle grandi città USA dove la ripresa economica è stata più forte. E questo grazie a tassi bassi per i mutui e al Dodd-Frank Act che ha spinto le banche a fare prestiti ai ricchi e alla classe medio-alta.

Adesso l’aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve potrebbe far crescere i tassi dei mutui abbastanza da deprimere i pagamenti mensili e i prezzi che i proprietari possono permettersi. Allo stesso tempo, la corsa alla costruzione di appartamenti sta minando la redditività gli affitti.

Proprio come nel caso della crisi finanziaria del 2008, i proprietari di case e gli investitori potrebbero scoprire di aver pagato un prezzo eccessivo e il valore degli immobili nelle zone urbane più in vista potrebbe andare incontro a un periodo di “aggiustamento”.

2. Il debito degli studenti americani

I debiti degli studenti statunitensi sono arrivati a toccare quota 1.400 miliardi di dollari. Più del 40% dei debitori hanno dichiarato bancarotta oppure sono indietro nei pagamenti. Alla fine i governo dovrà scegliere tra accollarsi centinaia di miliardi di dollari di debito oppure lasciare le perdite alle banche e agli investitori in obbligazioni.

Si prospetta un altro bailout impopolare come già visto con Lehman Brothers nel 2008 e un’altro scenario di instabilità finanziaria. L’amministrazione Trump dovrà compiere alcune scelte difficili.

3. Le banche europee

Le banche europee stanno soffrendo la crescita lenta delle economie del Vecchio Continente e i tassi d’interesse super bassi che rendono difficile spostare i crediti deteriorati fuori dai loro libri contabili. Circa il 17,5% dei crediti delle banche italiane sono non performing loans e anche in altri paesi le condizioni sono preoccupanti.

Deutsche Bank (NYSE: Deutsche Bank [DB]) la più grande banca tedesca, è stata multata dal Dipartimento di Giustizia USA per il ruolo che ha svolto nella crisi finanziaria. La multa ha contribuito a far emergere la malagestione della banca e la sua mancanza di redditività, ma anche le sue connessioni con altre banche in Europa e negli Stati Uniti.

DB ha raccolto nuovo capitale e alla fine potrebbe essere forzata dalle autorità Ue a rassegnarsi al bail-in; in pratica, forzare gli obbligazionisti ad accettare titoli convertibili e così subire delle grosse perdite.

Uno scenario del genere scatenerebbe ovunque il panico. In Italia, i correntisti ordinari sono stati incoraggiati ad acquistare bond alla stessa maniera in cui gli americani investono in certificati di deposito.

Un bail-in vorrebbe dire perdite enormi su risparmi e potere d’acquisto e potrebbe provocare una recessione contagiosa con ripercussioni gravi per altre banche europee e statunitensi.

L’annus horribilis delle banche europee
L’annus horribilis delle banche europee

4. La Cina

Il governo cinese ha sovvenzionato, a livello nazionale e provinciale, le aziende pubbliche e gli esportatori con prestiti facili e ha sostenuto la crescita con un eccesso di credito nei confronti di lavori pubblici e progetti di urbanizzazione inutili.

Il deficit pubblico è stimato a circa intorno al 15% del prodotto interno lordo e la somma di debito pubblico e privato ammonta al 250%.

La possibilità di stampare moneta ha fatto arrivare i prezzi di azioni, bond, materie prime e immobili a livelli preoccupanti e i grandi investitori stanno scappando dalla Cina e contribuendo alla svalutazione dello yuan contro il dollaro.

Se queste bolle dovessero scoppiare e se lo yuan dovesse crollare, le economie asiatiche e di tutti gli altri paesi in via di sviluppo le cui esportazioni dipendono dalla Cina presto potrebbero non essere più in grado di ripagare il loro debito denominato in dollari. Tutto questo ricorda la crisi valutaria asiatica degli anni ‘90, che lasciò molti creditori americani con un pugno di mosche.

6. Le promesse di Donald Trump e le divisioni politiche

5 problemi che possono far scoppiare la prossima crisi finanziaria
Reuters

lIl programma economico di Trump potrebbe dare una grossa spinta alla crescita globale e il taglio delle regulation potrebbe facilitare la gestione dei problemi da parte delle autorità. Ad ogni modo il presidente degli Stati Uniti affronta una sfida molto difficile, ovvero dover unire il Partito Repubblicano per far passare la nuova legge sulla sanità e la nuova riforma fiscale sulle imprese.

Un fallimento su questi fronti potrebbe spedire in deflazione tanto il mercato azionario quanto gli investimenti corporate, gettare nel panico i consumatori e scatenare un’altra recessione. Peggio ancora, tutti questi problemi potrebbero verificarsi tutti simultaneamente.

Con soli 52 senatori repubblicani e l'opposizione da parte del House Freedom Caucus, Trump dovrà trovare il modo di formare coalizioni centriste. Ma dato che pure i democratici moderati sembrano decisi a seguire la disciplina di partito e opporsi punto su punto a tutte le iniziative della nuova amministrazione, Trump non potrà godere delle stesse opportunità che hanno permesso a Ronald Reagan e George W. Bush di portare avanti una maggioranza bipartisan (e quindi ammorbidire la legislatura).

La destra e i democratici più intransigenti nel voler ostacolare il presidente americano per motivazioni di purezza ideologica e vantaggi politici. Anche al rischio di far precipitare di nuovo l’economia mondiale in un’altra grande crisi.

I pro e i contro della presidenza Trump
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