Third Wave, i fondi hedge nell’era dell’intelligenza artificiale
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16 Febbraio
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Anche gli investitori più conservatori si sono accorti dello sviluppo del FinTech. Non si tratta di buttare dalla finestra Apple o IBM, ma di modificare le modalità di investimento.

Jeffrey Tarrant è un tipo da Wall Street. Ha passato gli ultimi trenta anni a investire in nuovi fondi hedge. Fondatore e CEO di una società chiamata Protege Partners, si paragona a Sam Altman, il presidente di Y Combinator. Quello che Altman fa per le startup tech della Silicon Valley, Tarrant lo fa per i fondi hedge. “Do una mano a gettare i semi e poi li tengo in incubazione”, dice.

L’analogia non è mai stata più vera. Tarrant sta iniziando a esplorare i fondi hedge costruiti su idee che hanno il via a tantissime società e creato molta ricchezza nella Silicon Valley.

Idee che vanno dall’intelligenza artificiale al crowdsourcing alle valute digitali. Tarrant crede che il mondo dei fondi hedge sia sull’orlo di una nuova rivoluzione, che lui chiama Third Wave.

Gli anni ‘70 hanno visto un aumento dei fondi discrezionali, dove investitori come George Soros si sono serviti della loro capacità di giudizio molto umana per trovare nuove opportunità nel mercato.

Poi fu il tempo degli analisti quantitativi in fondi come Renaissance Technologies, che trovarono opportunità ancora più grandi per mezzo delle statistiche e degli algoritmi dei computer. E adesso Tarrant dice che i fondi hedge stanno passando a una nuova fase.

L’esempio principale che cita è Numerai, un fondo hedge di San Francisco che fa operazioni servendosi di modelli di machine learning costruiti da migliaia di scienziati anonimi pagati in bitcoin (FX: BITCOIN). Fondi come Quantopian e Quantiacs intercettando la saggezza proveniente dalle masse in altri modi. E poi c’è Polychain, un fondo che investe esclusivamente in bitcoin e altri “gettoni” digitali su blockchain, il registro distribuito online che rende possibili le criptovalute.

Come suggerito dal nome, Polychain non sta solo investendo in monete digitali, ma in una specie di società radicalmente nuove, dove network decentralizzati di investitori online fungono da proprietari, azionisti e operatori.

Fondi simili non sono sempre facili al primo approccio. Ma mentre Wall Street a capirci qualcosa, questi nuovi approcci tech all’investimento stanno già proliferando. Verso la fine degli anni ‘90, Tarrant ha dato una mano a costruire un elenco online di fondi hedge AltVest. Adesso invece sta costruendo un elenco per questa nuova ondata di fondi. Ne fanno parte circa 50 player, molti dei quali devono ancora essere annunciati al pubblico, anche se Tarrant ammette che solo metà di essi finora ha dimostrato di essere davvero promettente.

Non sorprende quindi che alcuni veterani della finanza si chiedono quanto sarà efficace questa new wave di Tarrant. In un recente pezzo su Bloomberg, diversi gestori di fondi hanno detto che l'entusiasmo per il machine learning sia eccessivo. In alcuni casi anche i fondatori di questi fondi Third Wave mostrano cautela.

Uno di questi è Martin Froehler, un ex “quant” per Superfund Asset Management GmbH in Svizzera che ha fondato Quantiacs. I modelli di machine non sono delle “super armi”, dice. Secondo la sua esperienza personale, il 95% dei test di machine learning fallisce. E aggiunge:

“A prescindere del metodo che usate nella finanza quantitativa, che sia il machine learning o i metodi tradizionali, c’è un numero infinito di modi per fallire”.

Ma anche il fondo di Froehler beneficia del machine learning. Quantiacs, che ha sede nella Silicon Valley, prova ad applicare il crowdsourcing al modello quantitativo e gran parte dei quant che alimentano il fondo stanno utilizzando tecnologie di machine learning. Tra le varie cose, fanno uso di reti neurali profonde, sistmi matematici complessi per riconoscere i pattern in vaste quantità di dati. In altre parole, Third Wave non vuol dire solo usare un’unica tecnica nuova. Vuol dire combinare tecniche diverse, dal machine learning al crowdsourcing al blockchain.

Né questa è una battaglia tra la vecchia guardia e la nuova. Il fondatore di Renaissance ha investito in Numerai, mentre Point72 Asset Management, il fondo del miliardario Stephen Cohen, ha investito in Quantopian. Dice il fondatore di Numerai, Richard Crai:

“Queste persone che consideravo old school hanno capito davvero a cosa puntavo. Ed io che pensavo di essere avanti rispetto ai miei tempi.”

Anche chi sembrava mostrare scetticismo sta abbracciando la tendenza.

“Mi preoccupa che la gente possa avere delle attese irrealistiche circa quello che è possibile fare con l’attuale stato dell’arte”, ha detto lo scorso autunno David Siegel, co-fondatore dello storico fondo quant Two Sigma Investments.

Ma più di recente il suo fondo ha tenuto un contest online attraverso Kaggle, una piattaforma di dati scientifici nella Silicon Valley, in cui ha offerto un premio di 100.000 dollari per il miglior modello di machine learning.

Uno dei direttori della società ha indicato che la gara era più simile a uno strumento di reclutamento che a un abbraccio vero e proprio del crowdsourcing o del machine learning. Ma qualunque fosse l’intenzione, rappresenta un altro esempio di come Silicon Valley e Wall Street si stiano avvicinando sempre di più.

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