I 4 paesi migliori per il mining di bitcoin
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23 Gennaio
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Un elenco dei migliori luoghi sul pianeta dove poter minare bitcoin.

Attualmente più del 60% di tutti i bitcoin (Bitcoin) viene minato in Cina e questi miner hanno scelto la loro collocazione in maniera saggia. Le remote montagne del Sichuan godono infatti di basse temperature per tutto l’anno e di elettricità economica fornita da impianti idroelettrici di dimensioni ridotte, che varia da 0,05 a 0,08 dollari per kWh.

Tuttavia recenti indiscrezioni suggeriscono che tutto ciò potrebbe finire molto presto. La Banca popolare cinese avrebbe messo a punto un piano a porte chiuse che mira e a limitare l’elevato consumo energetico del mining di bitcoin nel paese. E ad ogni modo il 2017 è stato costellato da voci provenienti dalla Cina che prendevano di mira miner, exchange e persino utenti delle criptovalute. E il 2018 non sembra dare spazio a un cambio di antifona.

La somma di tutti questi fattori ha convinto molti miner a guardarsi intorno in cerca di alternative. A questo proposito diamo uno un’occhiata ai migliori luoghi sul pianeta dove poter minare bitcoin secondo il portale OilPrice.com.

Canada

I 4 paesi migliori per il mining di bitcoin
Zia Syed/Unsplash

Il Canada è un nuovo arrivato nel mondo del mining di criptovalute, e mentre la situazione cinese raggiunge il punto di ebollizione, alcuni mining stanno considerando il Grande Nord come alternativa.

Patrick Gray, AD di HashChain Technology Inc., spiega:

“Il Nord America è uno dei posti migliori del mondo per il mining, grazie al ridotto costo dell’elettricità, alle temperature basse e all’internet ad alta velocità”.

HashChain è una entusiasmante società di soluzioni per la blockchain e il mining di criptovalute che si concentra principalmente sul minare Dash a Vancouver.

Dall’altro lato del paese, anche il Quebec sta cercando di attirare i patiti della tecnologia con il sogno di trovare l’oro digitale.

Hydro Quebec sta offrendo un’opportunità unica per i miner e i centri di elaborazione dei dati. Con un costo dell’elettricità di 0,0248 dollari per kWh per i centri dati e di 0,0394 dollari per kWh per i miner, dal 50 al 75% in meno rispetto alle zone comparabili del Nord America, la società si sta adoperando per far fronte alla domanda.

“Ho così tanta richiesta in questo momento che non c’è bisogno di pubblicità. Quasi ogni giorno ho un cliente nuovo”, ha dichiarato David Vincent, responsabile dello sviluppo imprenditoriale di Hydro Quebec.

Vincent ha inoltre fatto notare che 35 aziende sono già interessare a collegarsi alla rete elettrica di Hydro Quebec, che rappresenterebbero circa il 70% della potenza complessiva della società.

Islanda

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Jonatan Pie/Unsplash

L’Islanda sta rapidamente diventando un paradiso del mining. Il paese offre basse temperature e un’abbondanza di energia geotermica economica per alimentare le piattaforme. L’Islanda fornisce inoltre ai miner l’opportunità di ridurre significativamente l’impatto ambientale delle loro azioni, con opzioni rinnovabili al 100%.

Alex Karis, AD di DigitalBTC – la prima società di criptovalute ad apparire in una delle maggiori borse – ha dichiarato:

“Possiamo ridurre i nostri costi energetici e mantenere un beneficio a basso costo mentre facciamo crescere le nostre operazioni di mining. Abbiamo appena lanciato una nuova piattaforma di prodotti e il mining è un settore che ci aspettiamo di vedere continuare a crescere”.

DigitalBTC ha in seguito abbandonato il settore del mining, ma molti altri stanno rapidamente saltando a bordo del treno islandese.

Genesis Mining, una società che offre la possibilità di prendere parte al “cloud mining”, una forma di mining relativamente nuova che consente agli utenti di minare criptovalute senza un loro hardware, ha costruito la più grande farm di Ethereum del mondo. L’azienda gestisce inoltre una miniera di bitcoin su grande scala e si è di recente concentrata su Dash, un’altra criptovaluta creata in base all’insieme delle caratteristiche del bitcoin.

Senza il bisogno di creare o gestire piattaforme di mining personali, gli utenti evitano bollette elettriche, software confusionari e i grattacapi associati ai guasti degli hardware o ad altri problemi imprevisti. Sostanzialmente, i clienti di Genesis noleggiano energia per il mining dalla società, consentendo una maggiore partecipazione in quella che è diventata un’industria in rapida crescita.

Georgia

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Jaanus Jagomägi/Unsplash

La Repubblica della Georgia ha portato l’adozione delle criptovalute ad un livello successivo. Oltre al già diffuso utilizzo delle criptovalute nel paese, la Georgia si è infatti messa in società con il gigante del mining BitFury per introdurre una piattaforma di blockchain che creasse un registro dei diritti patrimoniali e, tramite ciò, il paese è diventato il primo nel mondo a registrare titoli di proprietà utilizzando la tecnologia della blockchain.

Nel frattempo BitFury, una delle principali società di soluzioni per la blockchain e il mining di criptovalute, ha fatto tutte le mosse giuste. Le operazioni di mining su larga scala dell’azienda sono alcune delle migliori del mondo. Si stima che BitFury abbia minato finora oltre 600.000 bitcoin. La società inoltre non paga tasse nei suoi 18 ettari a Tbilisi e, dato che i suoi servizi vengono esportati all’estero, gode di un risparmio del 18% sull’IVA.

Mentre i costi dell’elettricità di BitFury vengono tenuti top secret, il costo medio dell’elettricità a Tbilisi è di circa 0,08 dollari per kWh. Con poche o nulle tasse da pagare e con il basso costo dell’elettricità, la Georgia è uno dei posti più redditizi del mondo per il mining di criptovalute.

Russia

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A. L./Unsplash

La Russia offre un’elettricità tra le più convenienti del mondo e si concentra su una produzione di energia meno impegnativa dal punto di vista ambientale, come quella nucleare, idroelettrica e da gas naturale, con il carbone che costituisce soltanto il 18% della produzione di energia elettrica del paese. Sembra inoltre che il Presidente Vladimir Putin stia cercando di sfruttare al meglio le risorse del suo paese.

Nel luglio del 2017, Putin ha incontrato il creatore di Ethereum Vitalik Buterin per discutere delle criptovalute e dei potenziali utilizzi per la tecnologia della blockchain. In seguito alla riunione, Dmitry Marinichev, un alleato fidato di Putin, ha annunciato l’intenzione di mettere su un’operazione di mining di criptovalute su larga scala, il cui costo dovrebbe ammontare a 100 milioni di dollari.

Per ridurre al minimo i costi dell’operazione, l’attrezzatura per il mining sarà posizionata in case di privati cittadini, così da trarre vantaggio dall’eccesso di 20 GW di capacità energetica della Russia. Marinichev ha fatto notare che, con questo ambiente, “La Russia ha il potenziale per raggiungere in futuro una quota massima del 30% nel mining globale di criptovalute”.

Mining, 40 società da Europa e Cina vogliono operare in Russia

Inoltre, il Cremlino ha suggerito che i miner debbano ricevere dell’energia “residua” sovvenzionata.

Il maggiore fornitore di energia del paese, Gazprom, ha di recente annunciato una partnership con EuroSibEnergo per fornire l’energia in eccesso a una serie di miner all’interno delle sezioni siberiane, urali ed europee della Russia. Dalla partnership ha avuto persino origine una mappa interattiva che mostra i luoghi che potrebbero beneficiare di questi sussidi.

Le allettanti condizioni di mining della Russia attraggono anche soggetti esteri, con oltre 40 richieste provenienti dall’Unione Europea e dalla Cina per costruire delle farm di criptovalute nel paese. Il presidente della Russian Association of Blockchain and Cryptocurrency (RACIB) ha fatto notare:

“Questo è un nuovo mercato per le società energetiche ed è importante preparare una base legislativa e una possibile tassazione agevolata per tali investitori stranieri”.

Fonte: OilPrice

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