Il sogno d'indipendenza della Scozia minaccia la sterlina
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La valuta britannica rischia di essere colpita duramente da un nuovo referendum.

La Scozia si prepara a convocare un secondo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito e la notizia ha spedito la sterlina (GBP/USD), già indebolita dalla Brexit, a nuovi minimi da gennaio.

Secondo la premier Nicola Sturgeon, la Scozia deve scegliere se seguire il Regno Unito verso una Hard Brexit o diventare una nazione indipendente, capace di siglare un accordo tra pari con il resto del Regno Unito e di mettere al sicuro “il nostro rapporto con l’Europa”.

La Sturgeon, capo leader del Partito Nazionale Scozzese (SNP) dal 2014, è stata le voci più critiche dell’abbandono dell’Ue da parte del Regno Unito. Lo scorso anno la maggioranza degli elettori scozzesi si è espressa a favore della permanenza nell’Unione europea, il 62% dei voti contro il 38%. Il primo ministro scozzese si è inoltre dichiarata sfavorevole a lasciare il mercato unico, una decisione promossa invece dal primo ministro britannico Theresa May. Nel frattempo i deputati a Westminster hanno dato il via libera alla May per far scattare l’Articolo 50, l’inizio formale del processo che porterà concretamente alla realizzazione della Brexit e che secondo gli osservatori l’inquilina di Downing Street farà partire verso la fine di marzo.

L’intera procedura dovrebbe durare circa due anni, ma potrebbe richiedere ancora più tempo.

Il duello

La stessa Theresa May ha commentato il piano di Nicola Sturgeon, dicendo che la maggior parte degli scozzesi non vuole un secondo referendum e lunedì ha dichiarato:

“La visione limitata mostrata dal Partito nazionale scozzese è profondamente deplorevole. La politica non è un gioco”.

Sturgeon fissato la data della consultazione tra l'autunno 2018 e la primavera 2019. Ovvero prima della fine dei negoziati sulla Brexit.

A questo riguardo Citi Reserach ha scritto in una nota: “Anche se al momento i sondaggi suggeriscono che Sturgeon vincerà un referendum sull’indipendenza della Scozia, la scelta dei tempi potrebbe essere favorevole a causa dell’incertezza legata alla Brexit e all’alto livello di inflazione che potrebbe avere il suo massimo effetto negativo sull’economia britannica tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019”.

Martedì Nicola Sturgeon ha replicato alle critiche della May sul suo profilo Twitter, dicendo che crede che gli elettori saranno d’accordo con la sua posizione.

E ha anche accusato la premier inglese di essere arrivata al potere senza essere passata dalle urne:

In effetti la May è divenuta leader dei Tory, e quindi primo ministro, dopo che il primo ministro uscente David Cameron ha dato le sue dimissioni a giugno dopo il voto sul referendum Brexit.

Dice Christian Schulz, economista di Citi: “La solida maggioranza di Theresa May in parlamento dovrebbe permetterle di rifiutare o ritardare le richieste provenienti dal referendum scozzese, la voglia di indipendenza potrebbe crescere in Scozia, se assumerà una linea dura. Il tipo di Brexit negoziato dalla Theresa May potrebbe avere un effetto immediato sulla coesione del Regno Unito”.

I dolori della sterlina

Martedì il cambio sterlina/dollaro ha toccato brevemente i minimi in 10 settimane a quota 1,2109, secondo FactSet, tra l’annuncio di Sturgeon e il via libera all’Articolo 50.

La minaccia di un voto per l’indipendenza della Scozia unita alla Brexit potrebbe far sprofondare ulteriormente la sterlina. Secondo Lukman Otunuga, analista di FXTM, se il pound scende sotto 1,21 $ allora potrebbe crollare persino sotto quota 1,20 $ a causa della fuga di investitori.

“Le grandi incognite riguardanti l’impatto della Brexit sull’economia del Regno Unito potrebbero fare in modo che il pound resti a livelli bassi per lunghi periodi di tempo”, ha scritto Otunuga in una nota.

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